Basaglia, una memoria necessaria*

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In occasione del ventesimo anniversario della strage di Piazza della Loggia di Brescia (1994), di cui il 28 maggio cade il quarantennale, Norberto Bobbio, si soffermò sulla distinzione tra la memoria “esterna” – che si manifesta nelle cerimonie ufficiali, nei discorsi commemorativi, nelle lapidi – e quella “interiore”, rappresentata da una madre inginocchiata di fronte alla tomba di un figlio, dove la tomba appunto è la memoria esterna.
Con una simile distinzione ci si può avvicinare alla memoria interiore e viva con cui la psicologa Alberta Basaglia, insieme alla giornalista Giulietta Raccanelli, in Le nuvole di Picasso (Feltrinelli, 2014), ripercorre i suoi ricordi di bambina accanto ad un padre e ad una madre, Franco Basaglia e Franca Ongaro, impegnati nella ricerca di una nuova via di cura per i malati psichici.
I racconti fanno rivivere frammenti di memoria che scorrono dalla casa austroungarica di Gorizia, dove il padre Franco dirigeva l’ospedale psichiatrico cittadino, passando per Venezia dove Alberta si ritrovava con la nonna e il cugino Vittorio; ancora, nel piccolo appartamento all’Esplanade di Manhattan a New York, dove il padre era impegnato come professore invitato, fino agli studi in psicologia di Alberta all’Università di Padova. Il lettore si immerge nei libri letti, nei racconti delicati e divertenti di bambina, nelle discussioni e in generale in quegli anni sessanta di “speranze e tempeste”, come definiti in un altro bel libro, Anni settanta (Einaudi, 2008) di Giovanni Moro, figlio dello statista democristiano ucciso dalle Brigate rosse.
La riforma della psichiatria, di cui Franco Basaglia è stato artefice e ispiratore, fa parte di quelle riforme progressive sul terreno dei diritti, come lo Statuto dei lavoratori, la riforma del diritto di famiglia e, appunto, la revisione delle istituzioni totali per restituire dignità e soggettività a coloro che per anni sono stati confinati nel limbo della follia. In tale contesto socio-culturale, andando oltre la logica dei manicomi, ha preso avvio la rivoluzione della psichiatria che ha consentito un nuovo modo di pensare l’organizzazione psichiatrica ospedaliera e territoriale.
Franca Ongaro, dopo l’improvvisa scomparsa del marito nel 1980, si è impegnata, soprattutto a livello politico per una applicazione dei principi della riforma della psichiatria, promuovendo il disegno di attuazione proprio della legge numero 180 (legge Basaglia) che è divenuto, successivamente, il testo di riferimento del primo “Progetto obiettivo salute mentale” e di diverse disposizioni nelle regioni italiane.
E’ delle scorse settimane il dibattito, apparso sulle colonne del Corriere del Trentino, in ordine alla relazione tra strutture sanitarie trentine e legge Basaglia: leggere il libro di Alberta è dunque significativo, ma ancor prima è spunto di riflessione anche per capire la finalità sottesa all’intervento compiuto in quegli anni, volto a una riforma democratica della psichiatria.
In un capitolo del libro, Alberta racconta infatti di aver trovato sulla libreria-scrivania della mamma un foglio nel quale viene descritto il “ribaltone” in corso nelle mura dell’ospedale del papà: “per tanto tempo il buon andamento dell’ospedale era stata l’unica finalità, raggiunta a scapito della vita individuale del degente: ora il soggetto per cui esisteva l’ospedale era diventato il malato ai cui bisogni tutto doveva piegarsi. C’era stato dunque un rovesciamento della situazione. Infermieri e medici imparavano a mettere in pratica ciò che si insegna a parole, ma che non viene mai attuato né richiesto: che l’ospedale è al servizio dei malati e non viceversa, come sempre accade. E insieme ai malati, si cercava la via per affrontare i problemi della comunità, discutendo e tentando di risolverli”.
E’ l’umanità della persona malata. Il racconto di Alberta è un modo per mantenere viva quella memoria.

 

Alberto Mattei

* Articolo tratto da Corriere del Trentino – Il Corriere della Sera, 14 maggio 2014.

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