La forza delle idee e il lascito di Tarantelli*

tarantelli libroPochi giorni prima che il Papà Ezio, economista del lavoro, fosse ucciso dalle Brigate Rosse, Luca Tarantelli aveva compiuto tredici anni. Era il 1985: e sono quasi passati trent’anni. Oggi Luca è un quarantenne, con il sorriso da eterno ragazzo.

Da un po’ di tempo si è “messo sotto” a lavorare per andare alla ricerca della figura di suo padre, brillante studioso, formatosi nella Banca di Italia guidata nei primi anni ottanta da Carlo Azeglio Ciampi. Proprio Ciampi ha scritto le parole di prefazione al libro di Luca, “Il sogno che uccise mio padre. Storia di Ezio Tarantelli che voleva lavoro per tutti” (Rizzoli, 2013), da poco uscito in libreria.
Già fin dall’ introduzione, Luca rievoca il suo lavoro di ricerca: dal rovistare la polvere della soffitta, dove erano ammassate le carte e i documenti di suo papà, fino alle interviste e agli incontri con uomini del sindacato, della Banca di Italia e dell’università, che hanno visto Ezio Tarantelli e il suo lavoro da vicino, tra gli anni settanta e la prima metà degli anni ottanta.

L’opera dello studioso, tra l’altro, ha portato a partire dal 1984 al rovesciamento del meccanismo della scala mobile che costituiva un ostacolo alla crescita economica e favoriva l’inflazione. Per Tarantelli andava invece predeterminata così da costruire un meccanismo, in capo alle organizzazioni sindacali, al fine di “massimizzare la velocità di trasformazione delle istituzioni”, tema che non è difficile scorgere come ancora molto attuale a quasi trentanni dalla scomparsa dell’economista. Era l’elaborazione che portò al decreto di San Valentino, del 14 febbraio 1984, su cui Tarantelli ebbe modo di dire che si trattava di “una vittoria tecnica e una sconfitta politica”.

Una biografia e, allo stesso tempo, un’autobiografia che corrono in parallelo, dimensione pubblica e dimensione privata che si intrecciano e nelle stesse parole di Luca si confondono: le origini della famiglia Tarantelli, il dramma della disoccupazione vissuta dal padre di Ezio, nonno Amerigo; i viaggi del giovane Ezio negli anni sessanta in Inghilterra e negli Stati Uniti per esplorare un altro mondo; l’incontro con la giovane Carole, che sarebbe diventata sua moglie. Dall’altro, la giovinezza di Luca, dopo la perdita del papà nel 1985, tra i periodi di impegno politico al liceo e gli anni più difficili all’università, fino all’elaborazione dei progetti nel campo della memoria storica.

E’ un racconto che scorre di fronte al lettore: Luca con il suo lavoro intreccia storia personale, ricordo privato e memoria pubblica; racconto famigliare e “scavo” nei documenti, negli articoli, nei volumi e nell’elaborazione di un intellettuale e uno studioso libero quale era Ezio Tarantelli.

L’economista – convinto che l’economia non si fondasse sulla riduzione dei fenomeni a mera interazione di “bisogni razionali”, ma sull’osservazione del loro funzionamento concreto all’interno della realtà sociale – si soffermò sul grado di centralizzazione del sistema di relazioni industriali, il cd. neocorporativismo: la cooptazione delle organizzazioni sindacali, il ruolo della contrattazione collettiva e la negoziazione del conflitto. Tre aspetti che concorrono a determinare la rilevanza.

Proprio in un contesto territoriale quale quello del Trentino, dove i processi di definizione delle scelte economico-sociali vedono il coinvolgimento degli attori sociali in misura maggiore che altrove, il pensiero di Tarantelli si presta ad ulteriore grado di riflessione: nella capacità, in sostanza, di prendere le scelte assieme e condividerle responsabilmente; e per il sindacato, in particolare, di pensare a come le rivendicazioni e le trattative, oggi come non mai, debbono essere il più possibile unitarie, volte al perseguimento dell’occupazione e della crescita.

Rispetto a questi ultimi anni, il lavoro di Luca è rivolto a quei cittadini che sentono l’esigenza delle istituzioni; a quei lavoratori di fronte alla crisi dell’economia; agli studenti che protestano nelle piazze: “Sentivo di dover loro qualcosa: il bene più grande che si può sottrarre a un popolo è la sua memoria, e il mio percorso di rielaborazione personale del lutto poteva contribuire alla costruzione di un futuro comune” scrive Luca nell’introduzione.

Si tratta di un percorso di avvicinamento al lavoro svolto da un padre ma che al contempo è stata una figura pubblica del dibattito economico-sociale nei primi anni ottanta. Un percorso non di rievocazione di un ideale, quanto per “capire chi era mio padre, per capire cosa ne era del mio dolore e del mio lutto, e quindi per capire chi sono io”.

In questo modo, nel giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo interno e internazionale, e delle stragi di tale matrice, che si celebra il 9 maggio, la “forza delle idee” di Tarantelli stimola non solo il ricordo, ma anche la riflessione su temi attuali come non mai.

Alberto Mattei

* Articolo tratto da Corriere del Trentino – Il Corriere della Sera, 9 maggio 2013.

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2 risposte a La forza delle idee e il lascito di Tarantelli*

  1. angela ha detto:

    bel servizio, da provare, complimenti per il blog 😉 Continuo a seguirvi, aspetto con ansia nuovi aggiornamenti!!

  2. Pingback: Il sogno che uccise mio padre. Storia di Enzo Tarantelli che voleva lavoro per tutti (Luca Tarantelli) » fulviocortese.it

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