Incontri di memoria e diritto – 29 febbraio 2016

locandina 29.2.2016

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L’album di famiglia. Gli anni di piombo nella narrativa italiana: la coscienza della Repubblica (Trento, 11 novembre 2014)

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L’album di famiglia. Gli anni di piombo nella narrativa italiana:
la coscienza della Repubblica

 

Chiara Bert, Roberto Cubelli, Claudio Giunta e Gabriele Vitello

 

 

 

11 novembre 2014, ore 17
Foyer della Facoltà di Giurisprudena, Via Rosmini 27

Pagina sul sito della facoltà di Giurisprudenza di Trento⇒

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Basaglia, una memoria necessaria*

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In occasione del ventesimo anniversario della strage di Piazza della Loggia di Brescia (1994), di cui il 28 maggio cade il quarantennale, Norberto Bobbio, si soffermò sulla distinzione tra la memoria “esterna” – che si manifesta nelle cerimonie ufficiali, nei discorsi commemorativi, nelle lapidi – e quella “interiore”, rappresentata da una madre inginocchiata di fronte alla tomba di un figlio, dove la tomba appunto è la memoria esterna.
Con una simile distinzione ci si può avvicinare alla memoria interiore e viva con cui la psicologa Alberta Basaglia, insieme alla giornalista Giulietta Raccanelli, in Le nuvole di Picasso (Feltrinelli, 2014), ripercorre i suoi ricordi di bambina accanto ad un padre e ad una madre, Franco Basaglia e Franca Ongaro, impegnati nella ricerca di una nuova via di cura per i malati psichici.
I racconti fanno rivivere frammenti di memoria che scorrono dalla casa austroungarica di Gorizia, dove il padre Franco dirigeva l’ospedale psichiatrico cittadino, passando per Venezia dove Alberta si ritrovava con la nonna e il cugino Vittorio; ancora, nel piccolo appartamento all’Esplanade di Manhattan a New York, dove il padre era impegnato come professore invitato, fino agli studi in psicologia di Alberta all’Università di Padova. Il lettore si immerge nei libri letti, nei racconti delicati e divertenti di bambina, nelle discussioni e in generale in quegli anni sessanta di “speranze e tempeste”, come definiti in un altro bel libro, Anni settanta (Einaudi, 2008) di Giovanni Moro, figlio dello statista democristiano ucciso dalle Brigate rosse.
La riforma della psichiatria, di cui Franco Basaglia è stato artefice e ispiratore, fa parte di quelle riforme progressive sul terreno dei diritti, come lo Statuto dei lavoratori, la riforma del diritto di famiglia e, appunto, la revisione delle istituzioni totali per restituire dignità e soggettività a coloro che per anni sono stati confinati nel limbo della follia. In tale contesto socio-culturale, andando oltre la logica dei manicomi, ha preso avvio la rivoluzione della psichiatria che ha consentito un nuovo modo di pensare l’organizzazione psichiatrica ospedaliera e territoriale.
Franca Ongaro, dopo l’improvvisa scomparsa del marito nel 1980, si è impegnata, soprattutto a livello politico per una applicazione dei principi della riforma della psichiatria, promuovendo il disegno di attuazione proprio della legge numero 180 (legge Basaglia) che è divenuto, successivamente, il testo di riferimento del primo “Progetto obiettivo salute mentale” e di diverse disposizioni nelle regioni italiane.
E’ delle scorse settimane il dibattito, apparso sulle colonne del Corriere del Trentino, in ordine alla relazione tra strutture sanitarie trentine e legge Basaglia: leggere il libro di Alberta è dunque significativo, ma ancor prima è spunto di riflessione anche per capire la finalità sottesa all’intervento compiuto in quegli anni, volto a una riforma democratica della psichiatria.
In un capitolo del libro, Alberta racconta infatti di aver trovato sulla libreria-scrivania della mamma un foglio nel quale viene descritto il “ribaltone” in corso nelle mura dell’ospedale del papà: “per tanto tempo il buon andamento dell’ospedale era stata l’unica finalità, raggiunta a scapito della vita individuale del degente: ora il soggetto per cui esisteva l’ospedale era diventato il malato ai cui bisogni tutto doveva piegarsi. C’era stato dunque un rovesciamento della situazione. Infermieri e medici imparavano a mettere in pratica ciò che si insegna a parole, ma che non viene mai attuato né richiesto: che l’ospedale è al servizio dei malati e non viceversa, come sempre accade. E insieme ai malati, si cercava la via per affrontare i problemi della comunità, discutendo e tentando di risolverli”.
E’ l’umanità della persona malata. Il racconto di Alberta è un modo per mantenere viva quella memoria.

 

Alberto Mattei

* Articolo tratto da Corriere del Trentino – Il Corriere della Sera, 14 maggio 2014.

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Incontri con Luca Tarantelli: Trento 12 marzo 2014


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Gabriele Vitello, L’album di famiglia. Gli anni di piombo nella narrativa italiana (Transeuropa Edizioni, 2014)


Pubblichiamo le pagine introduttive del saggio di Gabriele Vitello,
L’album di famiglia. Gli anni di piombo nella narrativa italiana, che uscirà a gennaio per Transeuropa, ma disponibile già oggi sul sito www.transeuropaedizioni.it.

Per riflettere sul modo in cui gli scrittori hanno raccontato la stagione del terrorismo, l’autore ha preso in esame un significativo corpus di romanzi scritti negli ultimi quarant’anni. Non si tratta di un libro di critica tematica, semmai di un tentativo di coniugare critica letteraria e critica dell’immaginario. Se della prima riconosciamo la pratica della lettura ravvicinata dei testi finalizzata alla formulazione di un giudizio di valore estetico; della seconda L’album di famiglia eredita almeno due cose. In primo luogo, la consapevolezza che quello letterario è solo uno (peraltro marginale) dei tanti “discorsi” che hanno contribuito alla costruzione della nostra immagine del terrorismo e della memoria degli anni Settanta. Pertanto, il critico dovrà necessariamente confrontare quelli letterari con altri “testi”: ricostruzioni televisive, documentari, autobiografie, testimonianze e, ovviamente, le narrazioni cinematografiche. In secondo luogo, nell’Album di famiglia i testi letterari sono considerati alla stregua di formazioni di compromesso che rivelano ciò che le ideologie occultano: in altre parole, alle vie d’accesso privilegiate al nostro inconscio politico. Segue→

 

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Intorno a Padova: racconti e processi negli anni Settanta

Foyer della Facoltà di Giurisprudenza

Università degli Studi di Trento

12 novembre 2013, ore 17.00

Intervengono

Silvia Giralucci, giornalista

Sergio Bonini, Università di Trento

Antonio Cassatella, Università di Trento

Giuseppe Lifonso, Istituto “G. Floriani” Riva del Garda

La pagina e la brochure sul sito della Facoltà di Giurisprudenza di Trento

(*) Nella testata del blog una foto di Padova negli anni settanta (immagine segnalata da Silvia Giralucci).

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